
Il museo d’archeologia romana di Cividate Camuno offre uno spaccato interessante del modo di vivere e
della cultura dei Romani che conquistarono la Valle nel 16 a.C. e la romanizzarono, in modo lento e
graduale, fra la fine del I secolo e tutto il successivo. Nel museo, ben curato, trovi piccoli vasi di
vetro, fibule di bronzo, anelli, lucerne, una piccola tomba di pietra ad incinerazione con tutto il
suo corredo funerario, pavimenti a mosaico colorato, un giovane Bacco di marmo appoggiato ad un
tralcio di vite, molte pietre tombali con iscrizioni latine, la bellissima statua di Minerva,
ritrovata alcuni anni fa in quello che doveva essere un tempio a lei consacrato nei pressi di Breno.
Cividate, Civitas Camunnorum per i Romani, fu sicuramente il centro politico, amministrativo e
commerciale della valle e città importante, come testimoniano le indagini archeologiche, che hanno
messo in luce il complesso monumentale dell’anfiteatro e del teatro, riferibili al I secolo d.C. Ben
visibile è il perimetro dell’anfiteatro, con i quattro ingressi che davano accesso all’arena e con gli
edifici esterni ad esso connessi. I lavori prevedono, oltre all’attività di scavo, anche il restauro e
la valorizzazione dell’area per la creazione di un parco archeologico la cui apertura è prevista nel
2002. Una buona visione del complesso, anche se gli scavi non sono ancora visitabili, si può avere da
Via Palazzo, lungo la quale rimangono le fondamenta di una piccola Domus Romana composta di due
ambienti quadrangolari, addossati alla parete rocciosa della chiesa di S. Stefano.Il sito su cui sorge
la pieve costituisce uno dei più importanti esempi di stratificazione archeologica di tutta la Valle:
una campagna di scavo, eseguita alla fine degli anni ‘60, ha messo in evidenza come questo luogo sia
stato frequentato con continuità fin dalla preistoria, a partire dall’età del bronzo. La chiesa sembra
avere origini carolinge: l’attuale costruzione risale al ‘700, ma mostra con evidenza segni d’epoca
romanica e cinquecentesca. Una bella scala di granito, a tre rampe, conduce alla pieve: un sagrato
verde, un campanile settecentesco, slanciato e raffinato, con una bella guglia a doppia cipolla,
un’abside romanica, all’interno un Santo Stefano quattrocentesco, un originale mobile da sagrestia.
Dall’alto vedi il paese di tegole rose, la torre medioevale con merli ghibellini, le colline ed i
monti tutt’attorno.Ora si può salire lungo la stretta via che porta al colle del Barberino ed ha caldi
ed originali portali nelle vecchie case signorili, con giardini fioriti. Il parco del Barberino,
che ha comunque altri vari e comodi accessi, è stato creato per mettere in risalto le bellezze
naturali e paesaggistiche del territorio, che ne viene valorizzato a pieno. Ha discrete dimensioni,
é facile da percorrere, è ricco di vegetazione: roveri, carpini, ornelli, noccioli, pini, un
profumatissimo sottobosco. Panche, tavoli e fontane un po’ ovunque servono a rendere più piacevoli e
comode le passeggiate, a godere ed utilizzare le strutture ricreative, quali il “percorso vita” e
gli itinerari didattici.Ampio il panorama dall’alto: i monti intorno rivelano il gusto raffinato
degli antichi Romani nello scegliere un posto tanto godibile da un punto di vista ambientale quanto
a loro utile perché facente capo a tre importanti vie di comunicazione.Vi consiglio una passeggiata
per le vie del centro storico che ha strutture medioevali e bei portali rinascimentali: permettetevi
una piccola sosta nella piazzetta interna del Comune, che merita davvero d’essere ammirata.
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